Chi produce oggi cultura a Milano?
Quali sono i modelli e i processi dietro i nuovi spazi della produzione culturale?
Cosa significa fare innovazione sociale nel settore culturale?
È possibile produrre cultura come bene comune?

Queste sono alcune delle domande che hanno animato un viaggio Attraverso le Nuove Istituzioni Culturali, iniziato il 15 Ottobre di quest’anno al Politecnico di Milano e che si concluderà il 12 Gennaio a Macao. Protagonisti gli studenti del corso internazionale New Cultural Institutions, da me diretto al Politecnico: obiettivo del corso e del viaggio è esplorare il rapporto fra gli spazi di produzione culturale di nuova generazione (cioè quelli nati a Milano negli ultimi 10 anni) e la città. Mi spiego meglio: grazie al preziosissimo aiuto di Marco Minicucci, Arianna Campanile e Caterina Laurenzi, tutti laureati e laureandi in Management per l’Arte, la Cultura e la Comunicazione all’Università Bocconi, e di Paolo Osti, laureando del Politecnico di Milano, abbiamo attivato un osservatorio sui modelli attuali della produzione culturale. Quello che ci interessa indagare è l’intersezione fra la forma dello spazio (la sua genesi, la sua flessibilità, le sue potenzialità), il modello di governance (chi decide?) e di sostenibilità economica (come sta in piedi economicamente?) ad esso sottesa.


macao milano rosetta alla conquista dello spazio

Rosetta alla conquista dello spazio. Appunti per un diritto alla città con Michel Bauwens, Tito Faraci, Enzo Mingione, Eva Neklyaeva. Introduce Emanuele Braga, modera Bertram Niessen. Dalle 19.00 a Milano da Macao


Prima di partire qualche coordinata per tracciare la rotta di questo nostro viaggio: lo facciamo invitando al Politecnico Bertram Niessen, presidente e direttore scientifico di cheFare, a raccontarci le sfide attuali della produzione culturale. Tanti, tantissimi i temi che emergono dal nostro incontro: attraverso quali processi è possibile produrre cultura sviluppando forme di coesione sociale? Che ne è del conflitto sociale? Quali modelli economici sostengono i diversi spazi e che tipo di cultura viene prodotta? Come garantire allo stesso tempo un’alta offerta culturale e un basso biglietto all’ingresso? Come scongiurare il rischio di fare innovazione culturale senza cultura?

A questo punto siamo finalmente pronti a partire. Per un mese abbiamo visitato alcune delle Nuove Istituzioni Culturali milanesi: Macao, Base, Mare Culturale Urbano, Fondazione Feltrinelli, Fondazione Prada. Ciascuna delle quali declina a suo modo la vivacità culturale della città di Milano dell’ultimo decennio. I modelli sono molti e diversificati: i promotori culturali spaziano dalle fondazioni private alle imprese sociali, dalle associazioni culturali ai gruppi informali, secondo modelli di gestione che vanno dalla proprietà privata alla concessione attraverso bando di un bene pubblico, fino all’attivazione informale di beni pubblici in abbandono. Fra loro abbiamo teso un filo immaginario, una sorta di dialogo virtuale che abbiamo chiamato #dominoconversation: a ciascuna istituzione abbiamo raccontato la precedente, o meglio come gli studenti avevano rielaborato il rapporto fra spazio, governance e sostenibilità economica di ciascuno spazio.

Alla fine del nostro viaggio siamo tornati a Macao: è da lì che siamo partiti ed è lì che facciamo rientro, dando vita ad un vero e proprio laboratorio di arte, architettura e città nel luogo della trasformazione.

La ragione è presto detta. Macao rappresenta un caso molto particolare di istituzione culturale: nato dall’occupazione della Torre Galfa nel 2012 ha aperto uno squarcio improvviso nel panorama culturale milanese, nazionale e internazionale. Occupando una delle torri più pregiate del centro di Milano, all’epoca interamente abbandonata, Macao ha reso evidente agli occhi di tutti la necessità di innovare gli strumenti di gestione degli spazi della produzione culturale, lavorando sulla rappresentazione per costruire visioni forti che diano voce ad un modello basato sull’apertura (attraverso una struttura di gestione orizzontale, moltiplicando le occasioni di accogliere esperienze esterne), e sulla condivisione (dei mezzi di produzione, dei costi, dei profitti).

Nel caso di Macao, a differenza degli altri spazi, la parola istituzione non denota una struttura giuridicamente definita e normata dalla legge, ma un’organizzazione informale che dal basso intende rendere costituente dello sviluppo urbano la logica dell’autogestione, riconoscendo il valore dell’informalità e dei percorsi autogestiti di produzione culturale per costruire un orizzonte condiviso della cultura come bene comune.

Questa prospettiva di lavoro in realtà è tutt’altro che un caso isolato. Lo sfondo è la costituente dei beni comuni, nata nel 2007 da un’inedita alleanza fra la cultura giuridica (la commissione Rodotà) e una rete di spazi di produzione culturale su scala nazionale (Macao a Milano, Cavallerizza, Reale a Torino, Sale Docks a Venezia, Teatro Valle a Roma, Asilo Filangeri a Napoli, Teatro Rossi a Pisa). Una nuova generazione di spazi che intende rendere la cultura bene comune mediante processi di attivazione dal basso.

Questa nuova geografia si sovrappone a quella delle Nuove Istituzioni Culturali, la rende più complessa, pone interrogativi sulla natura e la finalità della produzione culturale.

Così Macao, luogo d’incontro delle due geografie della cultura, quella istituita e quella istituente, in un momento molto particolare della sua storia, diventa per noi un osservatorio privilegiato sugli spazi e i modelli della produzione culturale. Sotto la pressione della messa a valore del patrimonio immobiliare di cui informalmente dispone, Macao sta costruendo gli strumenti architettonici, giuridici ed economici per rientrare all’interno di un quadro legislativo ammissibile dall’amministrazione comunale, pur tenendo fede alla propria struttura aperta e in divenire. Molte sono le sfide che ci si trova ad affrontare: come mantenere, nel processo di formalizzazione, una gestione orizzontale e inclusiva? Attraverso quali strumenti finanziari garantire la sostenibilità economica di tale struttura e del progetto culturale e sociale a lungo termine? Quale progetto architettonico può tradurre in spazio le necessità e le visioni di questa trasformazione?

Il nostro viaggio Attraverso le Nuove Istituzioni Culturali, lungi dal voler raccontare in maniera estensiva ed esaustiva la realtà specifica di ciascuna istituzione, mira piuttosto a costruire, in forma di ‘esperienza culturale’, un quadro di strumenti utili a leggere i diversi modelli oggi in atto. Quella che proponiamo è una lettura costruita intorno a cinque temi: l’innovazione culturale, l’inclusione sociale, la governance, la sostenibilità economica e la flessibilità dello spazio. Cinque temi che vogliono essere strumenti attivi di discussione all’interno di una giornata, il 12 Gennaio, che fa parte della campagna Commoning Macao, in cui Macao invita le altre istituzioni, gli esperti e la cittadinanza tutta a discutere sulla produzione culturale, a partire da una proposta architettonica ed economica per il proprio futuro.

Molte, moltissime le domande che questo viaggio ha aperto, alle quali vi invitiamo a dare una risposta insieme, ma una cosa è certa: la ricchezza culturale della città è data dalla varietà dell’offerta e dalla differenziazione dei modelli di produzione e gestione (che senso avrebbe avere dieci Fondazioni Prada o dieci Macao a Milano?). Non si tratta dunque di trovare quale sia il modello migliore, ma di comporre gli strumenti economici, spaziali, gestionali in maniera tale da generare la più ampia, varia, inclusiva e innovativa proposta culturale. La diversità è ricchezza. La discussione è aperta: ci vediamo il 12 Gennaio a Macao.

Azzurra Muzzonigro
per Che-Fare

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