Il 30 settembre del 2017 a Torino hanno inaugurato le Officine Grandi Riparazioni: un innovativo spazio d’architettura per l’arte contemporanea e i grandi eventi. Waiting Posthuman Studio era presente all’evento privato della giornata-battesimo: ecco un piccolo resoconto di Francesca Marengo.

Torniamo perché amiamo le nostre città, perché desideriamo vederle prosperare, lavoriamo per contribuire adeguatamente all’ineluttabile stratificazione di segni che formano il paesaggio che ci circonda. Siamo architetti, dimostriamolo.

Così Alessandro Cimenti, presidente della Fondazione per l’Architettura di Torino, lancia un appello ai sensibili al tema di una riqualificazione urbana all’avanguardia e di qualità,  a coloro che credono che puntare in alto per rilanciare Torino su scala nazionale e internazionale sia la scelta giusta. Perché non dobbiamo solo ripetere i concetti in modo accademico, cosa sia “riqualificare”, “salvaguardare”, “tutelare”, ma dobbiamo  “sperimentare” , “progettare” con significato, “realizzare” progetti  fatti non per l’interesse di una persona, ma per tutti. Ridare una nuova immagine a Torino fatta di nuovi landmark, che attirino eventi che possano a loro volta essere strumenti strategici per la costruzione e la promozione dell’identità del nostro territorio.

Dobbiamo essere stufi di vivere in una Torino punto zero, seriamente preoccupati che non vi siano ambiziose visioni per la città, amareggiati dalla cecità generale nel formulare scenari futuri urbani e non. Perché  non riflettiamo su ciò che non va in ciò che ci circonda, perché non partecipiamo attivamente ai dibattiti pubblici rimettendo in gioco gli strumenti limitati e limitanti che possediamo, perché non facciamo sentire la nostra voce facendo notare che basta anche solo prendere spunto dai metodi già consolidati in altre città per dare inizio a un qualcosa che possa in qualche modo far esplodere dinamiche e meccanismi di sviluppo urbano inteso sotto ogni sua forma? Pensare che è dall’applicazione costante e sensibile delle esperienze, da un metodo che si assimila nel tempo come sosteneva Enzo Mari e che non sono il frutto di chissà quale intuito, che si realizzano grandi opere.

Nuove-OGR-Torino-Corte-Est
Nuove OGR, Torino, Corte Est

Forse qualcosa di buono è avvenuto il 30 settembre scorso, un giorno storico per Torino e non solo: il Big Bang alle OGR , evento e luogo capace, forse, di generare un nuovo inizio per la città.

Le nuove OGR rappresentano finalmente un progetto che oltre a essere di qualità architettonica gigantesca diventano anche cassa di risonanza per tutta la città, incubatore non solo di arte e cultura ma prototipo di un’esperienza ripetibile in altri luoghi strategici della città.

Un secolo fa si riparavano i treni oggi generiamo e rigeneriamo idee. Crescita, accelerazione ed  evoluzione sono i cardini di questo polo di cultura contemporanea, dove nulla è statico, ma viaggia veloce vero il futuro, sui binari dell’ingegno e dell’innovazione

Queste sono le parole, necessarie, di Massimo Lapucci Direttore Fondazione CRT e OGR.

Un ambizioso progetto che vuole essere una risposta e matrice dei luoghi che hanno perso di significato, l’idea di riportare un’archeologia da attuale a contemporanea. Non si parla solo del temine “riutilizzo” come processo architettonico di riassesto del contenitore per nuovi contenuti, qui si tratta di riformulare l’identità di un luogo, di rimettere in gioco il significato di ciò che rappresenta quello spazio. La trasformazione delle nuove OGR ha l’ambizione di accompagnare la metamorfosi della città rafforzandone la dimensione internazionale.

La mia, più che una visione ottimista, vuole essere fiduciosa, speranzosa, matura: la città può essere immaginata, creata, sfidata e conquistata nel futuro. Torino può violentare l’immagine creata per sé da altri, può essere protagonista e creatrice di una sua nuova identità, attiva nel proporre soluzioni innovative, immaginaria, visionaria e capace di gestire quel che sarà. Una città  reagente, capace di combinare oggetti del passato con le esigenze di una città contemporanea che punta, per il suo futuro, all’internazionalità.

Francesca Marengo
per Waiting Posthuman Studio