Immaginare la città significa darle vita. In che termini parliamo del mondo intorno a noi? Con che termini?

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Una panoramica della installazione

Partiamo dalle parole che pronunciamo ogni giorno, giochiamo a riscoprirle, a stravolgerle, riprendiamo il possesso del potere che hanno di plasmare la nostra comprensione, piegando i confini entro cui non ci accorgiamo di camminare.

Attraverso il processo liberatorio del gioco, costruiamo una wunderkammer di strumenti nuovi per comunicarci quello che ci circonda, quello che manca e quello che si è atrofizzato. Ritroviamo così la dimensione dello stupore non nel mondo fuori di noi, ma in quello che non credevamo più di poter essere, provare, divenire.

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Un momento della performance

Divenire – in particolare divenire bambino – è, secondo Gilles Deleuze, una tensione, non un ritorno. L’infanzia non è uno stato temporale passeggero ma uno stato mentale, “una condizione dello spirito”, perenne e capace di attivare diversi modi di comprensione, alterazione, intuizione del reale.

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Una delle opere-cartolina prodotte

Con questo laboratorio incessante vi invitiamo a divenire abitanti di una comunità temporanea che ricostruisce dall’interno il suo stare al mondo, frammenti nomadi della città immaginata.

A cura di

Valentina Avanzini

Francesca Consonni

Laura Pfaiffer

Rocco Punghellini

Un progetto di
Waiting Posthuman Studio

Cavallerizza Irreale, Torino

Foyer del Teatro

10 – 13 maggio

h 11 – 21

Un tavolo è? (inaugurazione con birrette)

venerdì 10 maggio h 20

Leonardo Caffo legge Un tavolo è un tavolo di Peter Bichsel

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Un momento della visita della mostra
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